I conti che non stai facendo (02) - Castellani Photography
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I conti che non stai facendo (02)

Quando si parla di affitti brevi, il ragionamento è quasi sempre molto semplice: quanto incasso e, al massimo, quanto spendo. Tutto il resto resta fuori.

Per anni ho ragionato così anch’io. Guardavo gli incassi, tenevo sotto controllo alcune spese evidenti e il risultato sembrava positivo. Quindi funzionava. O almeno così pensavo.

Il punto è che esiste tutta una serie di costi che non entrano mai davvero nel conto. Non perché non esistano, ma perché non vengono considerati. E sono proprio quelli che, nel tempo, fanno la differenza.

Il primo è il tempo. Non quello che segni su un foglio, ma quello che non riesci a controllare. Rispondi alle email prima di colazione, prima di cena, dopo cena; dai un’occhiata nel pomeriggio; controlli WhatsApp perché magari ti ha scritto un potenziale cliente. Ti dici che risponderai solo in certe fasce orarie, ma non funziona. Perché magari arriva una richiesta proprio per una settimana che vuoi riempire e sai che non puoi permetterti di essere il terzo a rispondere. È una corsa continua e così le giornate si spezzano. Anche quando non stai lavorando davvero, lo sei mentalmente: hai letto richieste interessanti e ti restano in testa, influenzando tutto il resto della giornata. E questo tempo non lo conti mai.

Poi c’è il lavoro familiare. La zia che ti aiuta a fare i letti, tuo padre che si occupa delle lavatrici, di stendere e del deposito sci. La zia non la paghi davvero: le fai un regalo costoso a Natale e uno ancora più costoso al suo compleanno. Tua mamma men che meno, perché è tua mamma. Oppure trovi qualcuno che ti aiuta, ma più per disponibilità che per quello che guadagna. Tutto questo lavoro non viene mai conteggiato, non viene mai visto come un costo. È semplicemente normale. Si fa così. Si mangia tutti dallo stesso calderone e si tira avanti, magari con un mutuo da finire di pagare.

Poi ci sono i costi reali, quelli piccoli e continui. Le bollette si guardano solo quando aumentano, ma il costo di lavare una federa, le lenzuola, i piumoni, i detersivi non entra mai davvero nel ragionamento. Sono spese diffuse, costanti, ma invisibili. E spesso si opera in un regime fiscale che non permette nemmeno di scaricarle, quindi restano completamente fuori dalla percezione del conto economico.

C’è poi un altro costo, ancora più difficile da vedere: la testa. Perché sembra che tu riesca a fare altro, ma in realtà sei sempre lì. Ogni giornata è interrotta, anche solo mentalmente. Devi pensare alle richieste, alle pulizie, a cosa sistemare, alla ritinteggiatura di questa primavera, al divano letto da cambiare (ah, ancora con il divano letto in soggiorno-cucina? Ma dai…). Non è un lavoro che inizi e finisci: è un lavoro che ti sta addosso.

Poi guardi il conto e ti dici che ne vale la pena. Ti sei fatto il mazzo, ma guarda quanto hai messo via. Ed è vero: rispetto ad altri lavori non ti spacchi la schiena. Ma chi ha detto che si lavora solo quando si torna a casa distrutti fisicamente? Esiste un altro tipo di lavoro, meno visibile ma non per questo meno presente.

E poi c’è un ultimo aspetto. Molti fanno il minimo indispensabile, non migliorano, non investono, non si mettono in discussione. Offrono un servizio base, a volte mediocre, ma continuano comunque a lavorare. E così il livello generale si abbassa. Perché se funziona anche così, perché fare di più?

Castellani - Photography
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Livigno - Sondrio - Italy

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