Le alternative possibili (06) - Castellani Photography
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Le alternative possibili (06)

Arrivati a questo punto, la domanda viene naturale: se questo modello ha dei limiti così evidenti, e dall'altra parte esiste questo problema, quali sono le alternative?

Per molto tempo non me la sono posta davvero. Non perché non esistessero, ma perché non ne sentivo il bisogno. Il sistema funzionava, rendeva e quindi non sembrava esserci un motivo serio per metterlo in discussione. Inoltre il problema di dare alloggio al personale non era mio. Non era mio sino a quando non ho avuto a che fare con un cameriere imbranato o con il commesso distratto.

È stato solo quando ho iniziato a fermarmi, a guardare le cose con più lucidità e a farmi delle domande più profonde che ho capito che le alternative esistono davvero e, soprattutto, che non sono teoriche ma praticabili.

Quelle che vedo con più chiarezza sono tre.

La prima è continuare con gli affitti brevi, ma farlo in modo più strutturato, per esempio appoggiandosi a un’agenzia. Questo significa rinunciare a una parte del margine, ma anche alleggerire la gestione quotidiana, delegare una parte del lavoro operativo e costruire un sistema più ordinato. Non è una scelta sbagliata in assoluto: può avere senso per chi vuole restare in quel mercato ma non vuole più sobbarcarsi tutto da solo.

La seconda possibilità è affittare direttamente al personale. Dal punto di vista pratico è una soluzione più lineare: meno cambi, meno frammentazione, meno gestione continua delle richieste e delle partenze. Questo però non significa che sia una strada semplice a prescindere. Richiede attenzione nella scelta delle persone, chiarezza negli accordi e una certa capacità di gestire in modo serio un rapporto diretto che non è solo economico, ma anche umano e organizzativo.

La terza è la strada che ho scelto io: affittare a operatori che hanno un’attività e che hanno bisogno di alloggi per il proprio personale. In questo caso il rapporto cambia, perché non si tratta semplicemente di consegnare un appartamento, ma di interloquire con un responsabile, con qualcuno che a sua volta ha un’attività da portare avanti, delle persone da gestire e una certa idea di come farlo. La gestione, di fatto, resta doppia, ma proprio per questo diventa anche più interessante. Non sei più costretto a lavorare con chiunque: puoi scegliere con quale operatore lavorare, con chi condividere una visione, con chi ragionare in termini di qualità, equilibrio e modo di stare sul territorio. Per me questo è stato importante anche per un altro motivo: significava poter andare nella direzione del “fare meno e fare meglio”, invece di continuare a rincorrere un modello che conoscevo bene ma che non sentivo più mio.

Il punto, però, non è dire che una strada sia giusta e un’altra sbagliata. Il punto è che esistono alternative reali e già questo basta a rompere un automatismo. Perché finché si pensa che ci sia una sola possibilità, non si sceglie davvero: si continua soltanto.

Quando invece ci si accorge che le strade possibili sono più di una, allora si è costretti a fare un ragionamento più onesto, non solo su quanto una soluzione renda, ma anche su che tipo di lavoro richieda, su che tipo di vita comporti e su quale impatto abbia, nel tempo, su di noi e su ciò che ci circonda.

È lì che una scelta smette di essere comoda e inizia a diventare consapevole.

Castellani - Photography
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