Ti sei mai chiesto, realmente e profondamente, perché stai affittando i tuoi appartamenti in questo modo?
Intendo per brevi periodi, solitamente a settimane, guardando con occhi lucidi soprattutto la stagione invernale, quella più “succosa”.
Ti sei mai chiesto non se funziona, non quanto guadagni, ma perché lo stai facendo così?
Perché spesso la risposta è semplice: perché si è sempre fatto così e perché così si guadagna di più.
A Livigno gli affitti brevi funzionano. Funzionano bene. E proprio per questo, nella maggior parte dei casi, non vengono mai messi in discussione. Si affitta, si guadagna e si va avanti, senza fermarsi davvero a capire cosa si sta facendo, come lo si sta facendo, quanto costa in termini di tempo, energia e qualità della vita e, soprattutto, se esistono alternative altrettanto concrete.
Io ho gestito 7 appartamenti di famiglia a Livigno dal 1998 al 2018 e due dal 2018 al 2024. Non è un’esperienza teorica o costruita negli ultimi tempi, ma qualcosa che ho vissuto in prima persona, stagione dopo stagione, vedendo cambiare il paese, il mercato e il modo di lavorare di molti operatori.
In questi anni ho discusso e litigato con genitori e fratelli su come gestire tutto: chi passava l’aspirapolvere, chi faceva i letti, chi puliva i bagni (chi mi conosce un minimo sa chi faceva cosa…).
Da sempre ho lavorato con affitti brevi, cercando di mantenere il classico sabato–sabato. Negli ultimi anni, però, con la liberalizzazione, ho iniziato ad accettare anche soggiorni più brevi, di quattro notti, forzando anche i soggiorni invernali sul venerdì–venerdì. Nell'ultimo periodo ha funzionato abbastanza, avendo solo due appartamenti.
A un certo punto, però, ho iniziato a farmi qualche domanda.
Non è stato un momento preciso. È stato un processo lungo, fatto di pensieri che tornavano, di dubbi lasciati lì e poi ripresi. Dal punto di vista economico funzionava, anzi funzionava molto bene, ma più andavo avanti più mi rendevo conto che stavo guardando solo una parte della fotografia.
C’era tutto il resto: il tempo spezzato durante le giornate, la gestione continua, l’organizzazione delle pulizie, le risposte alle email, le piccole e grandi decisioni da prendere ogni settimana.
Il costo del lavoro non era solo economico, legato agli investimenti o agli ammodernamenti, ma il costo di una vita che non volevo più fare: trovare le donne delle pulizie, cercare di anticipare le richieste dei clienti, rincorrere le richieste dei clienti.
Non era solo “affittare degli appartamenti”. Era un lavoro vero e proprio. E come tutti i lavori, aveva un costo.
A quel punto ho deciso di fermarmi davvero e vedere le cose con più lucidità, non solo a sensazione ma con attenzione. Ho iniziato a fare conti, confronti, a guardare la situazione nel suo insieme e più analizzavo, più mi rendevo conto che quello che sembrava un sistema semplice, in realtà semplice non lo era affatto.
Avevo davanti un sistema che funzionava, che mi garantiva un certo livello di incassi, ma che richiedeva un tipo di lavoro e di vita che non ero certo di voler sostenere.
Così, tra gennaio ed aprile 2024, mi sono messo a fare conti, conteggi, calcoli, ricalcoli.
Nel frattempo ho cercato di capire se esistesse un’alternativa concreta all’affitto diretto per periodi brevi. Le opzioni sul tavolo erano tre: affitto per brevi periodi tramite agenzia, affitto al personale tramite un operatore, affitto diretto al personale.
Io ho scelto di affittare a operatori, per avere anche le garanzie dello stesso: lui poteva offrire un alloggio di qualità a personale di qualità per la propria attività e io potevo interloquire con lui come responsabile. La gestione, di fatto, era doppia.
Inoltre potevo scegliere con quale operatore lavorare, con chi condividere una visione: fare meno e fare meglio.
Non sapevo con certezza come sarebbe andata, ma mi sentivo abbastanza tranquillo. Sapevo che, nel peggiore dei casi, sarei potuto tornare al sistema di prima nel giro di un anno.
Avevo bisogno, però, di verificare nella pratica se quello che avevo capito sulla carta reggeva anche nella realtà.
E lì è arrivata la seconda parte.
Una sensazione che non avevo previsto fino in fondo: una forma di leggerezza. Meno gestione, meno pensieri continui, meno frammentazione delle giornate. Non perché non ci fosse più lavoro, ma perché era un lavoro diverso, più lineare, più prevedibile, più compatibile con il tipo di vita che volevo costruire.
A quel punto il confronto è diventato inevitabile.
Da una parte un sistema che funzionava, ma che occupava spazio continuo nella giornata e nella testa; dall’altra un sistema più semplice, meno redditizio, ma che mi lasciava tempo, energia e libertà.
La differenza non era solo economica. Era nel modo in cui quel tempo veniva vissuto.
Se allarghiamo lo sguardo, però, quello che ho descritto non riguarda solo me.
Riguarda un intero sistema.
E lì iniziano le domande più interessanti.